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5 agosto 2015 c4web

PER UNA RIEDUCAZIONE SOCIO-CIVILE. A COMINCIARE DALLA SCUOLA

La scuola può rieducare la società? Sì. Se…

Oggi stiamo vivendo un fascio assai complesso di trasformazioni che creano inquietudini e disorientamento: politico-sociali, cognitive, esistenziali anche, che stanno producendo atteggiamenti di deriva nei soggetti, distacco da ideali e principi-fini collettivi, ripiegamenti nel proprio privato e lì catture da parte dei consumi, omologazione attraverso l’uso dei media, chiusure individualistiche, anche illegalità e forti tensioni sociali. Un nuovo stile-di-vita è in ascesa, fatto di risentimento e di de-responsabilizzazione? Forse sì. Ma, allora, che fare davanti a tale metamorfosi?

Solo una via ci può aiutare: l’educazione. Una ri-educazione a valori comuni e sentiti come tali e uno stile-di-vita più umanamente ricco e più responsabile. Raccordandosi a quel modello di formazione personale e collettivo che è contenuto già nella Costituzione italiana e che si può e si deve assumere a principio regolatore di un’etica più vissuta e più condivisa.

Sì, tutto vero. Anche abbastanza chiaro. Ma c’è bisogno di un Operatore. E anche questo c’è. È la scuola! Che deve farsi sempre più consapevole di tale compito e attrezzarsi per svolgerlo al meglio. Attraverso un impegno complesso (e difficile) ma possibile e certamente efficace, se integrato con l’operato delle altre Agenzie formative presenti nel territorio e con le politiche (culturali e non) degli stessi Enti locali.

Ma allora cosa può e deve fare la scuola?

1. Rendersi attiva e centrale nella comunità: integrandosi sempre più in essa con sue iniziative, con apertura dopo l‘orario scolastico, con attività di POF aperte se possibile anche al di fuori della scuola etc. E su ciò elaborare un progetto annuale/biennale organico e condiviso.

2. Farsi promotrice (nell‘insegnamento, nei rapporti coi genitori, in quelli con la comunità) di una  TAVOLA DI VALORI:

– democratici, emancipativi, solidaristici, dialogici da costruire insieme attraverso l’incontro

– valori personali orientati all‘essere piuttosto che all‘avere e a un essere nutrito di cultura e di cura-di-sé;

– valori culturali (connessi a arte, scienza, religione, capacità riflessiva) di cui proprio la scuola può e deve farsi testimone attiva, tenendo conto anche delle forme della cultura di massa e dei loro mezzi, ma rileggendo sempre criticamente tali mezzi e i loro messaggi.

3. Promuovere in ogni soggetto il pensiero critico (riflessivo, meta cognitivo) attraverso l‘insegnamento delle varie discipline e attraverso la attività di laboratorio, centrali anche nel POF: aspetti su cui oggi esiste una ricca pubblicistica pedagogica , rivolta proprio a formare una nuova professionalità docente.

4. Collegarsi il più possibile a un ruolo di educatrice anche alla genitorialità.

– incontrando i genitori e discutendo con loro alcuni temi/problemi dell’infanzia/adolescenza, del ruolo genitoriale, del disagio dei ragazzi, dei loro processi formativi e dei media che catturano troppo il loro tempo libero;

– cercando di farli riflettere sui loro pregiudizi,relativi alla comunicazione coi figli stessi,al loro agire scolastico, al loro successo o insuccesso nella scuola, alla comprensione della personalità dei figli;

– sollecitandoli ad essere attori coi figli di comportamenti ispirati a un‘etica civile, relativi a regole da rispettare, a modelli di relazione comunicativa e empatica tra soggetti, sia minori che adulti;

– invitandoli a dialogare apertamente coi docenti in relazione ai comportamenti da tenere coi figli stessi, a come gestire il loro rapporto con la scuola, a discutere dei loro problemi, sempre.

5. Allargare l‘azione educativa nella società, collegandosi alle varie agenzie culturali presenti sul territorio, al suo tessuto associativo, agli stessi Enti Locali, promuovendo insieme azioni diverse ma convergenti dal punto di vista sia valoriale sia strategico-etico (tipo gare, mostre, attività ludiche etc.).